UNA CHIACCHIERATA CON BRICE HENNEBERT DEL “WORKHORSE SPEED SHOP”

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Con i lavori in corso per trasformare uno Scout Bobber in una moto per gare sprint, abbiamo intervistato Brice del Workhorse Speed ​​Shop per saperne di più su di lui e su ciò che ha ispirato la sua passione per la costruzione di motociclette uniche.
D: Sei cresciuto circondato dalle moto di tuo padre, qual è il tuo primo ricordo di una motocicletta? R: “Penso che sia stato il mio dirimpettaio di casa dei miei genitori, che cercava di rimettere a posto una vecchia moto da fuoristrada a 2 tempi lavorandoci sù per un’infinità di ore, scalciando, urlando e dicendo oscenità. Penso di aver avuto circa 5 anni.
D: A che età hai iniziato a lavorare sulle motociclette e quando hai costruito la tua prima custom? R: “All’età di 15 anni. Mio padre mi diede una Yamaha DT MX50 distrutta, che era stata schiantata contro un trattore. L’abbiamo ricostruita tutta insieme a mio padre, trovando le forcelle anteriori e ruote nei mercatini di scambio, ecc. Alla fine, è stato il mio primo ciclomotore leggermente personalizzato. In realtà, la mia prima vera customizzazione è stata una BMX modificata con un sidecar fatto da una scatola di mele e una carenatura Godier Genoud”.
D: Hai lavorato come grafico, utilizzavi una bicicletta per andare al lavoro, e la moto durante quel periodo? R: “In quel periodo vivevo a Bruxelles, quindi ho usato solo una bicicletta. Poi ho avuto un CB750 ma niente di veramente serio. Sono tornato in motocicletta qualche anno dopo, circa 10 anni fa forse”.
D: Quando hai deciso di rendere la tua passione il tuo business ufficiale? R: “Quando arrivò la seconda persona a chiedere una personalizzazione. Ho iniziato a pensare “mmm, forse posso farlo a tempo pieno”, ma mi ci sono voluti altri 5 anni per essere in grado di camminare da solo senza l’aiuto di altri lavori extra”.
D: Come è nata l’idea, è stata improvvisa o hai sempre voluto farlo? R: “È stata progressiva. All’inizio, ho scoperto, attraverso il lavoro dei Wrench Monkees, che puoi fare café racers e questo tipo di costruzioni dalle nostalgiche giapponesi. Nelle menti di mio padre e amici, le vere café racer potevano nascere esclusivamente da moto europee o sarei morto. Doveva essere davvero una moto inglese o italiana vecchio stile, stando a loro. Poi, ho costruito qualcosa dal mio CB750 con un serbatoio di Rickman e una sella che era stata dimenticata per anni nel laboratorio di mio padre. Quando un amico mi chiese di fare qualcosa di simile, ho iniziato a pensare “diavolo, questo potrebbe essere il miglior lavoro sulla terra”. Ho deciso di lavorare come un matto nei successivi 7 anni per arrivare ai livelli più alti dei costruttori e ho ancora molte cose da imparare”.

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D: Come ci si sente ad essere tornati all’officina della tua infanzia come costruttore di motociclette? R: “È stata una bella sensazione, una specie di rifugio, lontano dalla città e tutto ciò che riguarda le grandi città. Per mio padre, è stato anche molto bello perché il mio lavoro è nato dalla sua passione. I primi due anni di Workhorse erano in quel workshop, ma ora mi sono trasferito in un nuovo posto che è migliore sia dal punto di vista tecnico per l’attività man mano che le cose evolveranno”.
D: Per te, cosa rende davvero una buona build? Cosa ti colpisce e ti ispira quando vedi una moto personalizzata? R: “Senso di proporzione, sottili riferimenti da tutto il mondo del motorsport, efficienza, processo di costruzione specializzato, corse, niente plastica, niente ‘BS’ e onestà. Mi sto spingendo oltre i miei limiti ogni volta, quindi le persone a cui faccio riferimento cambiano di volta in volta e mi nutro da molte altre aree diverse oltre alle moto”.
D: Quali sono i tuoi strumenti o attrezzature preferiti nel laboratorio? R: “Penso che sia il rullo forma lamiere e il mio saldatore TIG di sicuro”.
D: Quali sono gli eventi motociclistici che non vedi l’ora di partecipare quest’anno? A: “Per me, la migliore indicazione di ciò che sta accadendo in Europa è il Bike Shed di Londra, ma farò parte del Reunion di Monza, Wheels & Waves, Cafe Racer festival, Glemseck 101 e pochi altri”.
D: Qual è il miglior ricordo o esperienza che hai avuto su una moto? A: “Mio padre ha acquistato 14 Urali con sidecar dalla Russia e ne ha venduti 13 ad amici e parenti. Ne abbiamo presi cinque durante un lungo viaggio attraverso le strade di campagna fino alla Corsica. Avrei avuto circa 11 anni. Cinque di noi hanno viaggiato in sidecar, tra cui mia mamma e mia sorella e persino il cane. Anche se abbiamo passato un sacco di tempo a fare riparazioni, dato che abbiamo avuto un sacco di problemi con i motori che si rompevano perché erano vecchi e stanchi, questo è il mio miglior ricordo”.
D: Al di fuori delle motociclette, cosa fai per divertimento, quali altri hobby hai? R: “Automobili, tecniche di fabbricazione, design, bere birra e passare del tempo di qualità con gli amici nel mio villaggio”.
D: Non possiamo rivelare troppo sui lavori della Scout Bobber che stai costruendo, ma su cosa stai lavorando in questo momento? R: “Oggi ho fatto la saldatura del braccio oscillante; non è stato un gioco da ragazzi, ma sono abbastanza contento del risultato. Il progetto è molto avanzato e, finora, sto realizzando tutti i miei obiettivi e le scadenze in termini di fabbricazione. Quindi è abbastanza interessante”. Seguiteci con tutti i progressi della IndianxWorkhorse Scout Bobber sprint racer sui nostri social media.

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